Sentire il cuore accelerare, avere il respiro corto, percepire tensione, agitazione o un nodo allo stomaco può essere spiacevole. Ma per alcune persone il problema non è soltanto provare ansia: è avere paura dell’ansia stessa.

Può comparire un pensiero come: “E se questa sensazione aumentasse?”, “E se perdessi il controllo?”, “Perché il cuore sta battendo così forte?”. Da quel momento l’attenzione si sposta sempre di più sul corpo e sui segnali dell’ansia.

Quando la paura dell’ansia porta a controllarsi continuamente

Più una sensazione viene percepita come pericolosa, più tendiamo a monitorarla.

Si controlla il battito cardiaco, il respiro, la tensione muscolare oppure il proprio stato mentale per capire se l’ansia sta tornando. Questo controllo, però, può avere un effetto paradossale: rende ogni piccola variazione più evidente.

Una normale accelerazione del cuore può così diventare la prova che “sta succedendo qualcosa”.

L’organismo reagisce alla minaccia percepita aumentando ulteriormente l’attivazione e la persona può ritrovarsi dentro un circuito:

sensazione → paura → controllo → maggiore attivazione → maggiore paura.

Evitare tutto ciò che potrebbe provocare ansia

Per sentirsi più sicuri si può iniziare anche a evitare situazioni nelle quali si teme di stare male: guidare, uscire da soli, partecipare a una riunione, prendere un mezzo pubblico o trovarsi lontani da casa.

Nel breve periodo evitare dà sollievo. Nel lungo periodo, però, può rafforzare l’idea di non essere capaci di affrontare l’ansia.

Il passaggio importante non è “convincersi che va tutto bene”, ma imparare a distinguere tra una sensazione spiacevole e un vero pericolo.

Se il cuore accelera, ad esempio, la mente può interpretarlo immediatamente come il segnale che sta per accadere qualcosa di grave. In realtà, il corpo può attivarsi per molte ragioni: stanchezza, stress, emozione, caffeina, fretta o semplice tensione.

Iniziare a mettere in discussione queste interpretazioni automatiche permette di interrompere il meccanismo che alimenta l’ansia.

Un altro passaggio utile è ridurre gradualmente i comportamenti di controllo e protezione: controllare continuamente il battito, cercare rassicurazioni, evitare luoghi o situazioni, tenere sempre con sé qualcosa “nel caso succedesse”.

Questi comportamenti danno sollievo nell’immediato, ma possono mantenere nel tempo l’idea che l’ansia sia qualcosa da cui bisogna necessariamente difendersi.

Il lavoro psicologico sulla paura dell’ansia consiste anche nel fare nuove esperienze: restare in una situazione abbastanza a lungo da accorgersi che l’ansia può salire, stabilizzarsi e poi diminuire senza che sia necessario intervenire continuamente.

Poco alla volta, la persona può recuperare fiducia nelle proprie capacità e tornare a scegliere cosa fare in base ai propri obiettivi, invece che in base alla paura di provare ansia.

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