“Mi ami ancora?”
“Sei arrabbiatə con me?”
“Va tutto bene tra noi?”

Le rassicurazioni nella relazione sono normali: tutti, in alcuni momenti, abbiamo bisogno di sentirci scelti, amati e confermati dal partner.

Il problema nasce quando questa richiesta diventa continua. La rassicurazione nella relazione arriva, per un po’ calma l’ansia, ma dopo poco il dubbio ritorna. A quel punto nasce il bisogno di chiedere ancora, controllare, interpretare ogni dettaglio.

Perché le rassicurazioni calmano solo per poco?

Quando siamo in ansia, una risposta del partner può farci sentire subito meglio. Il messaggio arriva, il tono sembra più affettuoso, l’altro ci dice che va tutto bene.

Per qualche momento ci sentiamo al sicuro.

Poi però la mente ricomincia: “E se lo dicesse solo per tranquillizzarmi?”, “E se domani cambiasse idea?”, “E se non fosse più come prima?”.

Questo accade perché il problema non è solo la mancanza di conferme. Spesso il problema è la difficoltà a tollerare l’incertezza.

Nelle relazioni non possiamo avere garanzie assolute. Possiamo costruire fiducia, dialogo e presenza, ma non possiamo controllare completamente ciò che l’altro pensa, prova o farà nel tempo.

Il ciclo dell’ansia e delle rassicurazioni

Il bisogno continuo di rassicurazioni segue spesso un ciclo molto preciso.

Succede qualcosa di ambiguo: un messaggio in ritardo, una risposta più breve, una serata in cui il partner sembra più distante.

La mente interpreta quel segnale come una minaccia: “Si sta allontanando”, “Ho fatto qualcosa di sbagliato”, “Forse non mi ama più”.

A quel punto cresce l’ansia. Per ridurla, nasce il bisogno di chiedere conferme: “È tutto ok?”, “Mi vuoi ancora?”, “Sei arrabbiato con me?”.

La rassicurazione abbassa l’ansia, ma solo temporaneamente. Nel tempo, la mente impara che per sentirsi al sicuro bisogna chiedere ancora. Così il dubbio non si riduce davvero, ma diventa sempre più forte.

Il ruolo del valore personale

Dietro il bisogno continuo di rassicurazioni spesso c’è un tema più profondo: il valore personale.

Se dentro di noi è presente l’idea “valgo se vengo scelto”, ogni piccolo segnale di distanza può diventare doloroso. Non viene vissuto solo come un problema di coppia, ma come una conferma di non essere abbastanza.

In questi casi, la relazione diventa una specie di specchio. Se l’altro è presente, mi sento importante. Se l’altro è distante, mi sento fragile, insicuro, poco amabile.

Ma il nostro valore non può dipendere solo dalla risposta di un’altra persona.

Su cosa si lavora in psicoterapia?

In psicoterapia non si lavora per eliminare il bisogno dell’altro. Avere bisogno di vicinanza è umano.

Il lavoro consiste piuttosto nel riconoscere il ciclo che le rassicurazioni continue producono, come ad esempio il mantenimento dei livelli d’ansia e di allerta, si impara a distinguere i fatti dalle interpretazioni e si riduce gradualmente la ricerca continua di conferme.

Un passaggio importante è imparare a tollerare una quota di incertezza senza dover agire subito. Questo significa poter sentire ansia, dubbio o paura senza trasformarli immediatamente in una domanda, un controllo o una richiesta di rassicurazione.

Si lavora anche sul valore personale: costruire un senso di sé più stabile, che non dipenda continuamente dal fatto che l’altro confermi, risponda o rassicuri.

Conclusione

Chiedere rassicurazioni non è sbagliato. Tutti, in alcuni momenti, abbiamo bisogno di sentirci visti e confermati.

Quando però il bisogno diventa continuo, può trasformarsi in una trappola: più cerchiamo certezza, più l’ansia cresce.

Imparare a stare nella relazione senza dover controllare ogni segnale è possibile. Non significa non avere più paura, ma costruire dentro di sé una sicurezza più solida.

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