A tutti può capitare di avere pensieri strani, disturbanti o indesiderati. A volte arrivano all’improvviso, senza che li abbiamo cercati: immagini, dubbi, frasi mentali o paure che sembrano lontane da ciò che siamo e da ciò che desideriamo davvero. Sono i cosiddetti pensieri intrusivi.

Un pensiero intrusivo non è pericoloso in sé. È un contenuto mentale che compare automaticamente e che spesso riguarda proprio temi a cui diamo molta importanza: la salute, l’orientamento sessuale, le relazioni, la moralità, il controllo, la sicurezza delle persone care. Proprio perché tocca aspetti per noi delicati, può generare ansia, vergogna o paura.

Il problema nasce quando iniziamo a interpretare quel pensiero come qualcosa di significativo: “Se l’ho pensato, allora vuol dire qualcosa”, “E se fosse vero?”, “E se perdessi il controllo?”, “E se questo dicesse qualcosa di brutto su di me?”. In realtà, avere un pensiero non significa volerlo, approvarlo o essere sul punto di metterlo in atto.

A mantenere i pensieri intrusivi non è tanto il pensiero in sé, ma il modo in cui reagiamo. Più cerchiamo di eliminarlo, controllarlo, analizzarlo o rassicurarci, più la mente impara che quel contenuto è importante e minaccioso. Così si crea un circolo vizioso: il pensiero arriva, l’ansia aumenta, cerchiamo subito una risposta o una certezza, ci calmiamo per poco, ma poi il dubbio ritorna.

Affrontare i pensieri intrusivi significa imparare a cambiare rapporto con loro. Non bisogna combatterli, né dimostrare ogni volta che siano falsi. Può essere più utile riconoscerli per quello che sono: eventi mentali, non fatti. Un pensiero può essere spiacevole, assurdo o spaventoso, ma resta comunque un pensiero.

In psicoterapia si lavora proprio su questo: ridurre il bisogno di controllo, interrompere le rassicurazioni continue, tollerare l’incertezza e imparare a lasciare spazio al pensiero senza farsi guidare da esso. Con il tempo, la mente smette di trattarlo come un allarme e l’ansia può diminuire.

Se i pensieri intrusivi diventano frequenti, causano molta sofferenza o limitano la vita quotidiana, può essere utile chiedere aiuto a uno psicoterapeuta.

Non perché quei pensieri dicano qualcosa di “sbagliato” su di te, ma perché è possibile imparare a non esserne più governati.

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