Il disturbo ossessivo compulsivo (per saperne di più potete leggere Il Disturbo Ossessivo Compulsivo (DOC)), soprattutto se presente da molto tempo, compromette in modo significativo la qualità di vita della persona che ne soffre ma incide profondamente anche su quella dei famigliari e in generale in tutti coloro che quotidiamente “lottano” per non soccombere alla malattia.

Frequentemente, i clinici, si trovano a confrontarsi con i famigliari di pazienti con Disturbo ossessivo-compulsivo che chiedono cosa devono fare nei confronti del loro caro… aiutarlo? Rimproverarlo? Assecondarlo?

Nel libro “La mente ossessiva. Curare il Disturbo Ossessivo-Compulsivo” del professore Francesco Mancini (uno dei più grandi esperti del disturbo a livello nazionale e internazionale)  assieme al suo gruppo di lavoro hanno definito una serie di utili suggerimenti che possono essere utilizzati da tutti coloro che hanno un famigliare o un proprio caro affetto da Disturbo Ossessivo-Compulsivo.

Ecco a voi, in dettaglio, i passi:

  • Fondamentale è conoscere il Disturbo ossessivo-compulsivo. Solo attraverso la comprensione della natura, delle caratteristiche, dell’andamento e dei possibili tipi di trattamento è possibile per le persone capire come gestirlo.
    Gli studi ci dicono che gli interventi di psicoeducazione a favore di singole famiglie o gruppi di famigliari risultano molto utili per migliorare i rapporti interpersonali e ridurre gli atteggiamenti non utili.
    Questi comportamenti molto spesso si posizionano tra due estremità: da un lato troviamo atteggiamenti di accondiscenza che vedono il famigliare partecipare ai rituali compulsivi, a tollerarli, ad accogliere tutte le richieste imposte dal disturbo; sul versante opposto troviamo invece comportamenti di critica, di ostilità, di disprezzo e di colpevolizzazione della persona (antagonismo);
  • Non sostenere le richieste ossessive di rassicurazione del proprio caro (come ad esempio: “Puoi controllare ancora se ho chiuso il rubinetto del gas?”)
  • Evitare di aiutarlo a mettere in atto i rituali compulsivi (ad esempio lavare assieme a lui le maniglie delle porte);
  • Non sostituirsi al proprio famigliare quando vuole evitare di esporsi alle situazioni che teme ( ad esempio aprire le porte al suo posto);
  • Non  acconsentire che le regole e le abitudini che caratterizzano la vita famigliare siano modificate a causa dei rituali imposti dal Disturbo Ossessivo Compulsivo (ad esempio non ospitare più parenti ed amici a casa per ridurre il rischio di contaminazioni);
  • Evitare di rimproverare il proprio caro e non forzarlo a bloccare bruscamente i rituali;
  • Opporsi con gentilezza ma in modo fermo e chiaro alle richieste che il Disturbo ossessivo compulsivo “detta”;
  • Aiutare il proprio famigliare a comprendere perchè non lo si sta aiutando ad assecondare la propria attività ossessiva   (ad esempio: “Non laverò le mani ancora una volta usando il disinfettante perchè così facendo darei ascolto alle richieste imposte dal Disturbo e questo ha l’effetto di mantenerlo e dargli forza”);
  • Accogliere in modo EMPATICO lo stato di sofferenza vissuto dal proprio caro (ad esempio: “So che in questo momento stai soffrendo, che stai provando una fortisssima ansia ed angoscia di cui non hai COLPA, ma so che l’ansia tra un pò passerà anche senza mettere in atto i rituali”);
  • Aiutare il proprio caro incorrangiandolo a tollerare l’ansia che vive nel momento in cui non mette in atto il rituale compulsivo fino a che questa emozione non scompare.
    Ovviamente questi sono alcuni suggerimenti pratici che possono essere utilizzati ma che non sostituiscono in alcun modo un qualificato e specifico trattamento psicoterapeutico.

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