Quando si parla di dipendenza affettiva, il rischio è quello di ridurre tutto a una relazione “malata” tra una persona dipendente e una persona narcisista.
Questa lettura, seppur diffusa, è clinicamente povera e spesso dannosa: semplifica fenomeni complessi e sposta l’attenzione dal mondo interno della persona che soffre.
Essa non è una categoria diagnostica, ma un pattern relazionale che affonda le radici nella storia di vita, nei bisogni emotivi frustrati e nella relazione con sé stessi.
I bisogni emotivi non ascoltati
Al centro di questa modalità relazionale non c’è “l’altro”, ma un bisogno profondo di sicurezza, riconoscimento e continuità affettiva.
Quando questi bisogni, nel corso dello sviluppo, non trovano risposta stabile, la persona può imparare che:
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amare significa adattarsi
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chiedere è pericoloso
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essere sé stessi espone al rischio di perdere il legame
Il legame diventa allora qualcosa da proteggere a tutti i costi, anche a scapito del proprio benessere.
Le origini: trauma familiare e attaccamento
Molte storie di dipendenza affettiva hanno origine in contesti familiari emotivamente imprevedibili, non necessariamente traumatici in senso eclatante, ma caratterizzati da:
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amore condizionato
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inversione dei ruoli (bambini “adulti”)
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scarsa sintonizzazione emotiva
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messaggi impliciti di non legittimazione dei bisogni
Come sottolineato da diversi autori, la minaccia centrale non è la solitudine in sé, ma la perdita del legame come perdita del valore personale.
L’abbandono non è solo “restare soli”, ma “non valere abbastanza da essere scelti”.
Mancanza di fiducia nel Sé
Un aspetto centrale della dipendenza affettiva è la sfiducia nei confronti di sé stessi: delle proprie percezioni, emozioni, decisioni.
La persona dipendente spesso:
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dubita di ciò che sente
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delega all’altro la validazione di sé
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teme di sbagliare se segue il proprio sentire
L’altro diventa una bussola esterna, necessaria per sentirsi orientati e “giusti”.
L’enorme difficoltà di ascolto di sé
Ascoltarsi significa entrare in contatto con bisogni, limiti, desideri.
Per chi vive una dipendenza affettiva, questo è spesso pericoloso, perché può portare a conflitti, richieste, separazioni.
Di conseguenza:
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si impara a non sentire
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si anticipano i bisogni dell’altro
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si minimizzano i propri segnali interni per cui il prezzo pagato è un progressivo svuotamento del Sé.
Diritti e permessi negati nella dipendenza affettiva
Un tema clinico ricorrente è quello dei diritti psicologici negati:
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il diritto di dire no
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il diritto di cambiare idea
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il diritto di deludere
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il diritto di essere imperfetti
Tutto viene sacrificato in funzione del timore dell’abbandono, che guida scelte, comportamenti e silenzi.
Uscire dalla dipendenza affettiva
Il lavoro terapeutico nella dipendenza affettiva non consiste nel “lasciare la relazione”, ma nel ricostruire un rapporto interno sicuro.
Significa aiutare la persona a:
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riconoscere i propri bisogni
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legittimare le emozioni
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recuperare fiducia nel Sé
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tollerare il rischio relazionale senza annullarsi
Solo quando il legame con sé stessi diventa più stabile, anche i legami con gli altri possono trasformarsi.
La psicoterapia offre uno spazio sicuro per comprendere queste dinamiche e costruire relazioni più equilibrate, a partire dal rapporto con sé stessi.
Chiedere aiuto è un primo passo di cura verso se stessi.
Se senti il bisogno di un confronto, puoi compilare il form sottostante per richiedere informazioni o fissare un primo colloquio.