Le feste natalizie vengono spesso rappresentate come un periodo di gioia, famiglia e condivisione. Ma per molte persone questo periodo porta con sé un senso di solitudine più intenso del solito. Non sempre si tratta di essere veramente soli: a volte ci si può sentire isolati anche in mezzo agli altri, perché qualcosa dentro di noi non riesce a trovare spazio o ascolto.
La solitudine natalizia nasce spesso da confronti dolorosi (“dovrei avere una famiglia unita”, “dovrei essere felice”), da relazioni complicate, da lutti non elaborati o semplicemente dalla sensazione di non appartenere. Le luci, i messaggi pubblicitari e l’aspettativa sociale di “esser felici” rischiano di amplificare il senso di distanza tra ciò che viviamo e ciò che pensiamo di dover vivere.
Cosa possiamo fare, con pacatezza e rispetto dei nostri tempi?
-
Riconoscere quello che proviamo. Non serve forzarsi a essere allegri. Dare un nome alle emozioni – tristezza, nostalgia, fatica – è già un primo passo di cura.
-
Ridurre la pressione delle aspettative. Le feste non devono essere perfette. Possiamo permetterci di viverle in modo più semplice, meno performante, più autentico.
-
Scegliere piccole azioni che fanno bene. Una passeggiata, un libro, un film che conforta, una tisana calda: gesti minimi che creano radicamento.
-
Ricercare connessioni “sufficienti”. Non grandi eventi, ma un caffè con una persona che ci fa sentire accolti; un messaggio sincero; una chiamata breve.
-
Dare spazio ai ricordi senza obbligo di “star bene”. Se ci sono persone che mancano, è legittimo sentirle vicine proprio perché fanno parte della nostra storia emotiva.
-
Chiedere supporto. La solitudine si alleggerisce quando qualcuno la ascolta senza giudizio. Una seduta di psicoterapia può aiutare a dare ordine, significato e gentilezza a ciò che si prova.
Le feste non sono un esame da superare: sono giorni dell’anno, e possiamo decidere di attraversarli con calma, presenza e rispetto verso ciò che sentiamo davvero.